FGN-0016 · Fognature · Livello intermedio
Come delimitare correttamente i bacini scolanti urbani
Criteri topografici, rete superficiale, caditoie e verifica della coerenza idrologica
Ultimo aggiornamento: 2026-09-11
In sintesi
In ambiente urbano il limite di un bacino non coincide necessariamente con lo spartiacque ricavato dal terreno naturale. Strade, marciapiedi, cordoli, muri, rampe, tetti, caditoie e collegamenti privati possono deviare il deflusso rispetto alla sola pendenza altimetrica. La delimitazione deve quindi integrare modello digitale del terreno, rilievo, cartografia della rete e sopralluogo. Ogni area deve essere associata a un unico recapito superficiale o nodo di ingresso, evitando sovrapposizioni e vuoti. Il controllo finale deve confrontare area totale, percentuali di impermeabilizzazione, direzioni di drenaggio e posizione effettiva delle opere di captazione.
Il DTM non basta nelle aree urbanizzate
Un modello altimetrico può non rappresentare cordoli, muri, sottopassi, tetti o caditoie. L'estrazione automatica degli spartiacque costituisce una base di lavoro, non il risultato definitivo.
Distinguere recapito superficiale e nodo di modello
L'acqua raggiunge prima un punto fisico di captazione e solo successivamente un nodo della rete. Se più caditoie sono aggregate nello stesso nodo, questa semplificazione deve essere documentata.
Il problema progettuale
La portata assegnata a una condotta dipende direttamente dall'area che vi contribuisce. Un errore nel limite del bacino può alterare portata di picco, volume, tempo di risposta e posizione delle criticità.
Nei tessuti urbani la topografia naturale è modificata da opere che intercettano o deviano l'acqua. Per questo lo spartiacque geometrico deve essere corretto con la lettura del sistema di drenaggio reale.
Dati minimi da raccogliere
La delimitazione richiede almeno:
- rilievo plano-altimetrico o DTM con risoluzione adeguata;
- assi e pendenze longitudinali delle strade;
- cordoli, muri, cunette, fossi e attraversamenti;
- posizione e quota di caditoie, griglie e bocche di lupo;
- tracciato e verso della rete fognaria;
- coperture del suolo e aree impermeabili;
- tetti e relativi pluviali, quando significativi;
- collegamenti privati o trasferimenti tra comparti;
- informazioni raccolte durante sopralluoghi e prove in campo.
Partire dalla topografia, non fermarsi alla topografia
Le curve di livello e il DTM individuano massimi, impluvi e pendenze generali. In pianura o su superfici quasi orizzontali, piccole differenze di quota possono cambiare il recapito e devono essere verificate con dati più accurati.
Filtri e procedure di riempimento delle depressioni del DTM vanno applicati con cautela: una depressione può essere un artefatto, ma anche una zona reale di accumulo o allagamento.
Correggere i limiti con gli elementi urbani
Un cordolo continuo può impedire il passaggio dell'acqua anche se la superficie oltre il cordolo è più bassa. Al contrario, un varco, una rampa carrabile o una caditoia trasversale può trasferire il deflusso in un altro comparto.
Le strade spesso funzionano come canali superficiali fino al punto di captazione. Anche tetti e piazzali possono scaricare in una rete diversa da quella suggerita dalla loro posizione planimetrica.
Delimitazione di un bacino urbano mediante integrazione di quote, pendenze stradali, cordoli, caditoie e nodi della rete.
Usare la rete come controllo, non come unico criterio
La posizione delle condotte aiuta a individuare il recapito, ma non dimostra quale area sia effettivamente captata. Una condotta può attraversare un bacino senza riceverne il deflusso oppure ricevere contributi provenienti da un versante opposto tramite caditoie e allacciamenti.
Il nodo di assegnazione deve essere coerente con le opere di ingresso e con la direzione del deflusso superficiale.
Scegliere una scala di discretizzazione coerente
Un bacino troppo grande nasconde differenze di uso del suolo, tempo di risposta e recapito. Una frammentazione eccessiva aumenta i dati richiesti senza produrre necessariamente risultati migliori.
È opportuno introdurre un nuovo sottobacino quando cambia almeno uno degli elementi che governano la risposta: nodo di recapito, pendenza, percorso prevalente, percentuale impermeabile, tipologia di superficie o schema di captazione.
Trattare correttamente aree interne e trasferimenti
Cortili, parcheggi interni, aree verdi depresse e coperture non devono essere assegnati automaticamente alla strada più vicina. Occorre verificare pluviali, scarichi, muri perimetrali e possibili accumuli.
Se un sottobacino scarica superficialmente in un altro prima di raggiungere la rete, il trasferimento deve essere rappresentato esplicitamente o incorporato con una semplificazione motivata.
Controlli geometrici e idrologici
Dopo la digitalizzazione bisogna verificare:
- assenza di sovrapposizioni tra poligoni;
- assenza di aree non assegnate nel dominio;
- somma delle aree coerente con l'area complessiva;
- un solo recapito per ogni sottobacino;
- limiti coerenti con pendenze ed elementi fisici;
- superfici impermeabili comprese tra zero e area totale;
- corrispondenza tra bacini, caditoie e nodi;
- assenza di trasferimenti duplicati.
Un controllo utile consiste nel colorare i bacini per nodo di recapito e seguire visivamente il percorso verso valle.
Quando il sopralluogo è indispensabile
Il sopralluogo è prioritario nelle zone pianeggianti, presso sottopassi, piazze, grandi parcheggi, comparti privati, tratti con allagamenti noti e aree dove cartografia e quote risultano contraddittorie.
Tracce di deposito, direzione delle griglie, pendenze delle cunette e segni di ristagno forniscono informazioni che spesso non compaiono nei dati GIS.
Procedura operativa consigliata
1. Definire il dominio complessivo e il recapito finale. 2. Elaborare DTM, curve di livello e direzioni di deflusso preliminari. 3. Sovrapporre strade, edifici, cordoli, caditoie e rete. 4. Correggere gli spartiacque in base alle opere urbane. 5. Associare ogni sottobacino al punto fisico di captazione. 6. Aggregare i punti ai nodi del modello solo se giustificato. 7. Calcolare area e percentuali di superficie. 8. Eseguire controlli topologici e bilancio delle aree. 9. Verificare sul campo le zone incerte. 10. Conservare una mappa delle ipotesi e delle fonti utilizzate.
Errori frequenti da evitare
- Usare esclusivamente lo spartiacque automatico del DTM.
- Far coincidere sempre il limite con l'asse stradale.
- Assegnare l'area alla condotta più vicina senza verificare le caditoie.
- Trascurare pluviali e collegamenti privati significativi.
- Correggere tutte le depressioni come errori altimetrici.
- Creare poligoni sovrapposti o lasciare vuoti tra bacini.
- Aggregare aree con recapiti o tempi di risposta differenti.
- Non documentare le incertezze nelle zone pianeggianti.
Indicazioni conclusive
La delimitazione corretta nasce dall'integrazione tra morfologia, infrastrutture superficiali e rete di captazione. Il DTM fornisce la geometria di base, mentre rilievo e sopralluogo definiscono il comportamento reale dell'acqua.
Un buon modello non è quello con il maggior numero di poligoni, ma quello in cui ogni area ha un recapito verificabile e parametri coerenti con la scala della simulazione.
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Domande frequenti
Posso ricavare i bacini automaticamente da un DTM?
Sì, come prima approssimazione. In ambiente urbano i limiti devono essere verificati e corretti considerando cordoli, strade, edifici, caditoie e collegamenti artificiali.
Ogni caditoia deve corrispondere a un sottobacino?
Non necessariamente. Più caditoie possono essere aggregate se servono superfici omogenee e confluiscono allo stesso nodo, ma la semplificazione deve conservare area, percorso e tempo di risposta.
Come tratto una zona senza pendenza evidente?
Occorrono quote più accurate, verifica delle micro-pendenze e sopralluogo. Se l'area accumula acqua, può essere necessario rappresentare anche lo stoccaggio superficiale.
I tetti appartengono sempre al bacino della strada prospiciente?
No. Il recapito dipende dai pluviali e dagli allacciamenti effettivi, che possono condurre l'acqua verso cortili o reti differenti.
Come verifico che non manchi nessuna area?
Si esegue un controllo topologico dei poligoni e si confronta la somma delle loro aree con il dominio complessivo, verificando anche sovrapposizioni e ritagli.