FGN-0007 · Fognature · Livello Intermedio

Come scegliere la pendenza minima di una condotta fognaria

Criteri pratici per definire la pendenza di posa considerando portata, diametro, scabrezza, autopulizia, quote disponibili e prescrizioni del gestore.

Ultimo aggiornamento: 2026-09-02

In sintesi

Non esiste una pendenza minima universale valida per ogni condotta fognaria. La pendenza deve essere scelta considerando contemporaneamente portate di esercizio, diametro interno, scabrezza, grado di riempimento, capacità di trasporto dei solidi, quote disponibili e prescrizioni del gestore.

Un valore geometrico minimo può essere imposto da regolamenti o disciplinari locali, ma non sostituisce la verifica idraulica. Una condotta può rispettare la pendenza prescritta e presentare comunque velocità o tensioni tangenziali insufficienti alle portate ordinarie. La soluzione corretta deriva quindi dal confronto tra vincoli altimetrici, comportamento idraulico e condizioni reali di esercizio.

Introduzione

La pendenza di fondo è uno dei parametri principali nel dimensionamento di una condotta fognaria a gravità. Influenza la capacità di portata, la velocità, il tirante, il trasporto dei solidi e la profondità progressiva dello scavo.

Una pendenza troppo bassa può favorire depositi e rendere necessarie pulizie frequenti. Una pendenza eccessiva può invece aumentare velocità, abrasione, dislivelli e costi di posa, oppure richiedere pozzetti di salto e opere di dissipazione.

Il progetto deve quindi individuare una pendenza compatibile con l'altimetria disponibile e sufficiente a garantire il funzionamento della rete nelle condizioni significative di esercizio.

Che cosa si intende per pendenza della condotta

La pendenza geometrica del fondo della condotta può essere espressa come:

i = Δz / L

dove Δz è il dislivello tra le quote di fondo iniziale e finale del tratto e L è la sua lunghezza planimetrica.

La pendenza può essere indicata come numero decimale, percentuale o per mille. Per esempio:

  • i = 0,002;
  • i = 0,20%;
  • i = 2‰.

Le tre scritture rappresentano la stessa pendenza, corrispondente a un dislivello di 2 mm per ogni metro di condotta. È essenziale dichiarare sempre l'unità utilizzata per evitare errori di un fattore dieci o cento.

Profilo di una condotta fognaria con confronto tra pendenza insufficiente, pendenza verificata e pendenza elevata con pozzetto di salto. Relazione tra pendenza della condotta, dislivello disponibile e condizioni idrauliche per il trasporto dei solidi.

Non esiste un unico valore minimo

La pendenza minima non dipende soltanto dal diametro. A parità di tubazione, il comportamento cambia con la portata, il grado di riempimento, la scabrezza, la presenza di solidi e la frequenza con cui si manifestano le diverse condizioni di flusso.

Per questo motivo le tabelle di pendenze minime devono essere interpretate come prescrizioni o criteri semplificati riferiti a condizioni definite. Non possono sostituire automaticamente il calcolo idraulico.

Il valore da adottare è normalmente il maggiore tra la pendenza richiesta dal gestore, quella necessaria a soddisfare i criteri di autopulizia e quella compatibile con le altre verifiche progettuali.

Pendenza e moto uniforme

Nelle verifiche preliminari si utilizza spesso una relazione di moto uniforme, come la formula di Gauckler-Strickler:

v = K · R^(2/3) · i^(1/2)

dove v è la velocità media, K è il coefficiente di Strickler, R è il raggio idraulico e i è la pendenza motrice, assunta nel moto uniforme uguale alla pendenza del fondo.

La portata è data da:

Q = A · v

dove A è l'area bagnata.

Le formule mostrano che l'effetto della pendenza dipende anche dalla geometria della parte bagnata. Non è quindi possibile ricavare una pendenza minima attendibile conoscendo soltanto il diametro nominale.

Il criterio della velocità minima

Un criterio tradizionale consiste nel verificare che, per una portata significativa, la velocità non scenda al di sotto di un valore ritenuto sufficiente a limitare la formazione di depositi persistenti.

Il valore di 0,5 m/s è frequentemente richiamato come riferimento indicativo per le acque nere o per la portata nera nelle reti miste. Non costituisce però una soglia universale: l'efficacia dipende da natura, dimensione e quantità dei solidi, caratteristiche della superficie interna, tirante e durata della condizione di flusso.

È inoltre necessario precisare a quale portata si riferisce la verifica: portata media, portata nera di punta, portata minima o altra condizione definita dal disciplinare applicabile.

Il criterio della tensione tangenziale

Il solo valore della velocità non descrive completamente la capacità della corrente di mobilitare i materiali depositati. Un criterio alternativo o complementare utilizza la tensione tangenziale media al contorno:

τ = ρ · g · R · i

dove ρ è la densità del fluido, g è l'accelerazione di gravità, R è il raggio idraulico e i è la pendenza motrice.

La tensione tangenziale collega direttamente la forza esercitata dalla corrente sul contorno bagnato alle caratteristiche idrauliche del moto. Anche in questo caso la soglia da adottare dipende dai solidi trasportati e dalle condizioni di esercizio e deve essere motivata o ricavata dalle prescrizioni applicabili.

Il controllo con velocità e quello con tensione tangenziale non sono sempre equivalenti, soprattutto nei piccoli tiranti.

Quale portata utilizzare per la verifica

Per scegliere la pendenza minima non è sufficiente verificare la sola portata massima di progetto. Una condotta può smaltire agevolmente la portata di punta e funzionare per gran parte del tempo con tiranti e velocità molto ridotti.

Nelle fognature nere è opportuno analizzare almeno le condizioni ordinarie e di punta, prestando particolare attenzione ai tratti iniziali con pochi utenti allacciati.

Nelle fognature miste la verifica di autopulizia deve essere riferita al funzionamento in tempo secco o alla portata nera significativa, senza fare affidamento soltanto sui lavaggi occasionali prodotti dalla pioggia.

Nelle reti meteoriche, spesso asciutte tra un evento e l'altro, devono essere considerate la presenza di sabbie e detriti, la frequenza degli eventi capaci di rimobilitarli e le esigenze di manutenzione.

Influenza del diametro

Il diametro influenza area bagnata, raggio idraulico, tirante e velocità. A parità di portata e pendenza, una tubazione più grande può funzionare con un tirante molto basso e con condizioni meno favorevoli al trasporto dei solidi.

Sovradimensionare il diametro per aumentare la sicurezza rispetto alle portate massime può quindi peggiorare il comportamento alle portate ordinarie. Il diametro deve essere scelto insieme alla pendenza, non prima e indipendentemente da essa.

Nei tratti di testa, dove le portate sono ridotte ma il diametro non può scendere sotto il minimo costruttivo o regolamentare, può essere necessario adottare pendenze maggiori, dispositivi di lavaggio o una manutenzione programmata.

Influenza della scabrezza

A parità di geometria e pendenza, una minore scabrezza produce velocità e capacità maggiori. La pendenza ricavata dal calcolo dipende quindi dal coefficiente di resistenza adottato.

Non è prudente utilizzare il valore più favorevole dichiarato per una tubazione nuova senza considerare giunti, depositi, disallineamenti, invecchiamento e condizioni di posa. Una scabrezza eccessivamente ottimistica può far apparire adeguata una pendenza che in esercizio risulta insufficiente.

La scelta deve essere coerente con la formula utilizzata e con la condizione futura della condotta, secondo i criteri approfonditi nella FGN-0002.

Differenze tra reti nere, miste e meteoriche

Nelle fognature nere la pendenza minima è strettamente collegata al trasporto dei solidi, alle variazioni giornaliere della portata e alla possibilità di formazione di sedimenti organici.

Nelle fognature miste occorre verificare sia la capacità durante gli eventi meteorici sia il comportamento in tempo secco. Una sezione dimensionata per la pioggia può risultare molto grande rispetto alla portata nera e richiedere particolari accorgimenti per limitare i depositi.

Nelle fognature meteoriche il problema riguarda spesso sabbie, terreno, foglie e materiali trascinati dalle superfici. La sola elevata velocità durante l'evento di progetto non garantisce che gli eventi più frequenti siano sufficienti a mantenere pulita la condotta.

Prescrizioni del gestore e valori tabellari

I regolamenti dei gestori possono imporre pendenze geometriche minime differenziate per tipo di rete, diametro o funzione della tubazione. Tali valori costituiscono il limite amministrativo e tecnico da rispettare nel territorio di competenza.

A titolo esemplificativo, gli indirizzi 2024 di Pavia Acque indicano una pendenza minima dello 0,2% per collettori di acque nere o miste e dello 0,1% per tronchi che convogliano esclusivamente acque meteoriche. Le linee guida dello stesso ambito indicano invece l'1% per gli allacciamenti delle caditoie.

Questi numeri mostrano che la pendenza dipende anche dalla funzione del tratto. Non devono essere trasferiti automaticamente a reti soggette ad altri regolamenti: prima del progetto definitivo occorre consultare il disciplinare del gestore competente.

Vincoli altimetrici e profondità di scavo

La pendenza deve essere compatibile con la quota iniziale, la quota del recapito, il ricoprimento minimo, gli attraversamenti e le interferenze con gli altri sottoservizi.

Aumentare la pendenza in un tratto lungo può comportare un rapido approfondimento della condotta e incrementare scavi, armature, aggottamenti, pozzetti e costi. Ridurla per contenere la profondità non è però accettabile se vengono meno le verifiche idrauliche o le prescrizioni del gestore.

Il profilo deve essere studiato sull'intera linea. Una scelta apparentemente conveniente su un singolo tratto può trasferire a valle un problema di quota o imporre un sollevamento evitabile.

Regolarità della posa e contropendenze

Con pendenze molto piccole, gli effetti delle tolleranze di cantiere diventano comparabili con il dislivello previsto dal progetto. Assestamenti, deformazioni del letto di posa o errori di quota possono generare sacche e contropendenze locali.

Per esempio, con i = 0,1% il dislivello teorico è di appena 1 mm per metro. Su un tratto di 30 m la differenza complessiva è 30 mm: un errore altimetrico locale non trascurabile può compromettere la regolarità del fondo.

La scelta di una pendenza molto ridotta deve quindi essere accompagnata da adeguata precisione topografica, controllo laser della posa, preparazione uniforme del letto e verifiche di collaudo.

Cambi di pendenza e pozzetti

I cambi di pendenza devono essere coordinati con la posizione dei pozzetti e con le quote di ingresso e uscita. Le variazioni brusche possono modificare il regime di moto, produrre risalti, rigurgiti o perdite localizzate.

Nei tratti molto ripidi può essere opportuno inserire pozzetti di salto o manufatti di dissipazione per contenere velocità e dislivelli. Nei tratti a debole pendenza è invece importante evitare discontinuità del fondo e soglie che favoriscano il deposito.

Il profilo idraulico non coincide sempre con il semplice profilo geometrico della condotta, soprattutto in prossimità di confluenze, restringimenti e recapiti con livello variabile.

Un esempio di calcolo preliminare

Si consideri, a solo scopo illustrativo, una condotta circolare DN 300 che funzioni a metà riempimento, con coefficiente di Strickler K = 80 m^(1/3)/s. A h/D = 0,50 il raggio idraulico è R = D/4 = 0,075 m.

Se si assume come obiettivo una velocità v = 0,50 m/s, dalla formula di Gauckler-Strickler si ricava:

i = [v / (K · R^(2/3))]^2

e quindi una pendenza teorica di circa i = 0,00124, pari allo 0,124%.

Il risultato non costituisce la pendenza da adottare automaticamente. Deve essere confrontato con la pendenza minima prescritta dal gestore e ricalcolato utilizzando il tirante realmente prodotto dalla portata di verifica. Se, per esempio, il gestore imponesse lo 0,20%, sarebbe quest'ultimo il limite minimo geometrico, ferma restando la verifica idraulica nelle effettive condizioni di esercizio.

Quando la pendenza disponibile non è sufficiente

Se le quote disponibili non consentono di soddisfare i criteri stabiliti, non è corretto limitarsi a forzare nel calcolo una pendenza inferiore.

Le possibili soluzioni comprendono:

  • riesaminare tracciato e quota del recapito;
  • modificare diametro o forma della sezione;
  • utilizzare una cunetta di magra o una sezione adatta alle basse portate;
  • prevedere dispositivi di cacciata o lavaggio;
  • aumentare l'accessibilità per ispezione e pulizia;
  • adottare una stazione di sollevamento quando il funzionamento a gravità non è tecnicamente sostenibile;
  • definire un piano di manutenzione coerente con il rischio di deposito.

La scelta deve derivare da un confronto tecnico ed economico sull'intero ciclo di vita della rete.

Analisi di sensibilità

Quando portate, scabrezza o condizioni di esercizio sono incerte, è utile confrontare più pendenze compatibili con il profilo.

Per ciascuna alternativa si determinano tirante, velocità, tensione tangenziale, grado di riempimento, profondità di scavo e velocità massima. È opportuno ripetere il calcolo per la portata ordinaria, per quella di punta e per gli scenari meteorici pertinenti.

Se una piccola variazione della portata o della scabrezza rende insufficiente la capacità di trasporto dei solidi, la soluzione è poco robusta e richiede un margine maggiore o misure gestionali esplicite.

Errori frequenti

Tra gli errori più comuni nella scelta della pendenza minima rientrano:

  • adottare un valore tabellare senza verificarne la fonte e il campo di applicazione;
  • confondere percentuale, per mille e valore decimale;
  • verificare soltanto la portata massima;
  • calcolare la velocità a sezione piena invece che al tirante effettivo;
  • assumere una scabrezza troppo favorevole;
  • ignorare il diametro interno reale;
  • considerare equivalente la velocità minima e la tensione tangenziale minima;
  • trascurare tolleranze di posa e possibili contropendenze;
  • scegliere la pendenza di ogni tratto senza controllare il profilo complessivo;
  • aumentare la pendenza senza verificare velocità massime e dissipazione;
  • non documentare la portata utilizzata nella verifica di autopulizia.

Una procedura pratica

Una procedura operativa può essere articolata nei seguenti passaggi:

1. definire il tipo di rete e le portate significative per ciascun tratto; 2. acquisire le prescrizioni del gestore e degli enti competenti; 3. costruire il profilo altimetrico con quote del terreno, recapito, ricoprimenti e interferenze; 4. assegnare diametro interno e scabrezza coerenti con materiale e condizioni di esercizio; 5. assumere una pendenza preliminare compatibile con le quote disponibili; 6. calcolare tirante, velocità e grado di riempimento alle diverse portate; 7. verificare velocità, tensione tangenziale o il criterio di autopulizia richiesto; 8. controllare capacità massima, velocità massima e condizioni di valle; 9. verificare profondità, tolleranze di posa e regolarità del fondo; 10. introdurre, se necessario, salti, lavaggi, sezioni di magra o sollevamenti; 11. ripetere il calcolo dopo ogni modifica di diametro o profilo; 12. riportare nella relazione il criterio adottato e la portata cui si riferisce.

Riferimenti tecnici e limiti di applicazione

La UNI EN 752:2017 costituisce il riferimento generale per i requisiti funzionali, la pianificazione, la progettazione, l'esercizio e la riabilitazione dei sistemi di drenaggio e fognatura esterni agli edifici.

I valori numerici relativi a pendenze, velocità e modalità di verifica sono spesso precisati dai regolamenti dei gestori. Gli indirizzi 2024 di Pavia Acque e le Linee guida per la progettazione delle reti fognarie nell'ATO della Provincia di Pavia forniscono esempi di prescrizioni differenziate per tipo di rete e richiamano la verifica della velocità in condizioni significative.

I criteri riportati nella presente nota hanno finalità metodologica. Prima del dimensionamento definitivo devono essere controllati il regolamento vigente nel territorio interessato, le caratteristiche dei reflui, i dati di progetto e le prestazioni del materiale scelto.

Conclusioni

La pendenza minima corretta non è necessariamente il più piccolo valore geometricamente realizzabile né un numero ricavato da una tabella generale.

Deve assicurare il funzionamento della condotta alle portate significative, rispettare le prescrizioni del gestore e rimanere compatibile con quote, ricoprimenti, interferenze, tolleranze di posa e velocità massime.

Il metodo più robusto consiste nel progettare insieme pendenza e diametro, verificare tirante, velocità e tensione tangenziale nelle diverse condizioni di esercizio e controllare il profilo dell'intera rete.

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Domande frequenti

Qual è la pendenza minima di una condotta fognaria?

Non esiste un valore unico valido per tutte le reti. La pendenza deve rispettare le prescrizioni del gestore e garantire, con portata, diametro e scabrezza effettivi, le condizioni idrauliche richieste.

Una pendenza dello 0,2% corrisponde a 2 centimetri per metro?

No. Lo 0,2% corrisponde a 0,002, cioè 2 millimetri per metro. Due centimetri per metro corrispondono invece al 2%.

È sufficiente verificare una velocità di 0,5 m/s?

È un riferimento indicativo frequentemente utilizzato, ma occorre stabilire a quale portata si riferisce e verificare le prescrizioni applicabili. In alcuni casi è opportuno controllare anche la tensione tangenziale e la durata delle condizioni di flusso.

Perché una condotta più grande può richiedere maggiore attenzione?

A parità di portata, un diametro maggiore può produrre un tirante molto basso e condizioni meno favorevoli al trasporto dei solidi. Diametro e pendenza devono quindi essere scelti congiuntamente.

La pendenza minima va verificata alla portata massima?

Non soltanto. La capacità si verifica alla portata massima, mentre il rischio di deposito deve essere valutato anche alle portate ordinarie o a una portata di autopulizia definita dal criterio progettuale.

Che cosa si può fare se le quote non consentono la pendenza necessaria?

Si possono riesaminare tracciato, diametro e recapito oppure prevedere sezioni di magra, dispositivi di lavaggio, maggiore manutenzione o un sollevamento. La soluzione va valutata sull'intero profilo della rete.

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